Significato Alchemico della Rosa Mistica

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Il loro tentativo di ricavare l'oro dai metalli vili non
era che parte della trasformazione universale di
tutte le cose in una sostanza divina ed imperitura

William Butler Yeats - La Rosa Alchemica

Alchimia, un’antica arte esercitata soprattutto durante il Medioevo, che mirava a trasformare i metalli comuni, in particolare il piombo, in oro o argento.
Alla serie di tecniche artigianali impiegate erano attribuite valenze religiose che simboleggiavano il cammino spirituale, la trasformazione alchemica del proprio intimo sentire.
La Rosa alchemica ha il significato di vita e di morte, simboleggia anche una nuova rinascita spirituale: morire per poi rinascere a vita eterna.
Fu praticata nell'antico Egitto, in particolare ad Alessandria, durante il periodo ellenistico e, contemporaneamente, in diverse scuole sorte in Cina, ispirandosi forse anche agli scritti dei filosofi greci.
La teoria proposta nel V secolo a.C. da Empedocle¹, secondo cui tutti i corpi sono composti di quattro elementi fondamentali (aria, acqua, terra e fuoco), potrebbe effettivamente aver influenzato lo sviluppo dell'alchimia nella ricerca di una materia originaria, matrice di ogni cosa.
I concetti fondamentali dell'alchimia, che assorbono parte dei contenuti della teoria aristotelica della perfezione, prevedono che il processo naturale secondo cui i metalli comuni erano trasformati in oro nelle zone più profonde della Terra, e così resi perfetti dalle forze di natura, potesse essere riprodotto dall'attività e dall'esperienza di abili artigiani.
Il più famoso alchimista fu il medico svizzero Paracelso, al quale va riconosciuto il merito di aver fornito, nella prima metà del XVI ecolo, una prima impostazione scientifica alle oscure pratiche alchimistiche.
Egli riteneva che gli elementi che compongono i corpi fossero sale, zolfo e mercurio, rappresentanti rispettivamente terra, aria e acqua (il fuoco era classificato come imponderabile o immateriale), e credeva nell'esistenza di un elemento non ancora scoperto dal quale derivavano i quattro elementi fondamentali.
Questo supremo elemento della creazione, chiamato da Paracelso alkahes, costituiva contemporaneamente la pietra filosofale, la medicina universale e il solvente irresistibile.

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¹ Empedocle (Agrigento 484-481 ca. a.C. - 424-421 ca. a.C.), filosofo, poeta e medico greco. Secondo la tradizione, non volle accettare la corona offertagli dai cittadini d’Agrigento, che egli aveva aiutato a rovesciare l'oligarchia dominante, istituendo un governo democratico della città. Una leggenda narra che morì gettandosi nel cratere dell'Etna. La nostra conoscenza della filosofia di Empedocle si basa su frammenti di due suoi poemi, Sulla natura e Sulle purificazioni. Egli affermò che ogni ente è costituito da quattro elementi primari, considerati le "radici di tutte le cose": la terra, l'aria, il fuoco e l'acqua. Due forze opposte, l'Amore e l'Odio, chiamati anche l'Amicizia e la Discordia, agiscono su questi elementi, unendoli e separandoli in un'infinita varietà di forme. Secondo Empedocle, la realtà è ciclica, alternativamente caratterizzata dall'opera d’unificazione svolta dal principio dell'Amore, e dalla separazione messa in atto dal principio dell'Odio. Il mondo quale noi lo conosciamo, pertanto, è collocabile tra lo "Sfero" primitivo, in cui domina l'Amore e tutti gli elementi sono armonicamente unificati, e lo stadio finale di totale separazione degli elementi. Empedocle credeva anche che nessun mutamento potesse creare nuova materia, poiché in natura avvengono unicamente trasformazioni nella combinazione dei quattro inalterabili elementi primari.

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